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Relazioni con persone borderline

Iniziamo da una premessa, c’è una differenza sostanziale tra i tratti di personalità (che rappresentano schemi di pensiero, percezione, reazione e relazione relativamente stabili nel tempo) e un disturbo di personalità(che compare quando tali tratti divengono talmente pronunciati, rigidi e disadattivi da compromettere il funzionamento lavorativo e/o interpersonale).

Il disturbo di personalità borderline è abbastanza diffuso, colpisce circa il 3% della popolazione e il 75% delle persone che ne sono affette sono di sesso femminile.

Si tratta di persone che vivono costantemente in uno stato di estrema confusione (anche riguardante il loro orientamento sessuale), i rapporti che creano sono destinati a fallire o sono comunque distruttivi per le persone con cui entrano in contatto intimo.

Le persone borderline esibiscono emozioni esagerate, i sentimenti sono sempre molto intensi, ma non corrispondono a ciò che provano internamente, drammatizzano ed esagerano molti aspetti della loro vita. Proiettano le loro inadempienze sugli altri e sembrano delle vittime quando invece sono spesso i carnefici. Si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora; presentano non poche distorsioni di pensiero e comportamenti o pensieri incongrui o assurdi.

Angelo e Demone

Il borderline ha la capacità di distorcere le vicende, modificando i dettagli e usando le insicurezze altrui. Sono degli ottimi manipolatori emotivi tanto che arrivano al punto di far credere che le cose siano andate in modo diverso da come sono andate nella realtà.

La persona borderline soffre profondamente, ha dei momenti di vuoto cocente, in cui sente di non valere nulla. Proprio in queste situazioni a volte crolla, creando situazioni anche drammatiche.
Il borderline è capace di portarsi all’autodistruzione, per ferire l’altro feririsce se stesso (ad esempio mettendo in atto comportamenti di autolesionismo, o ricatti di tipo emotivo come non mangiare etc.).

Nell’infanzia a questi bambini è probabilmente mancato l’amore di un genitore, e hanno imparato in maniera dolorosa che non possono fidarsi di nessuno. I genitori possono aver alternato momenti di amore e momenti di odio, rabbia e freddezza; questo fa in modo di interiorizzare dei modelli relazionali altamente disfunzionali.

Quindi da adulto il borderline tenderà a mettere in atto gli stessi schemi. Sviluppa un’immagine negativa di se stesso e degli altri, per cui è difficile potersi fidare veramente di qualcuno.

I borderline sono sempre voraci di affetto, in maniera paradossale questo affetto; che ricevono, risveglia il ricordo delle carenze affettive passate, che innesca i ricordi dell’infanzia; il che li rende ancora più frustrati, e quindi arrabbiati e affamati d’amore.

Questo tipo di fame è qualcosa che non verrà mai saziata. Le persone che hanno relazioni con un border saranno messe costantemente alla prova rispetto all’amore che provano, così vi saranno allontanamenti improvvisi solo per vedere se il partner resta.

L’amore nei confronti di una persona con disturbo di personalità borderline è impetuoso, estenuante, intenso, sottoposto a complicazioni. Lontano dall’essere un rapporto simmetrico e reciproco, è costituito piuttosto da un attaccamento radicale e perentorio.

Ogni volta che percepisce il partner lontano mettono in atto reazioni esasperate di fronte al pericolo reale, o presunto, di essere abbandonati; perché nulla terrorizza il borderline più di un abbandono.
Nelle relazioni del borderline c’è un continuo alternarsi di idealizzazione e svalutazione, poiché non possiede una visione unitaria di sé e dell’oggetto d’amore.

Non riesce a concepire un’immagine del partner con pregi e difetti; o la persona che gli sta accanto è interamente buona o interamente cattiva. Queste rappresentazioni si scambiano a distanza molto ravvicinata.

Disturbo di personalità borderline

Le persone borderline capiscono subito chi tra la folla (colleghi di lavoro, situazioni varie) è la persona più giusta da “agganciare” e sulla quale fare una buona presa emotiva.
Hanno delle relazioni affettive superficiali e fatue, che durano molto poco. La tendenza è quella di mettersi nelle mani dell’altro perché necessitano di un forte senso di protezione.

Vi sono delle vere e proprie fasi che si attraversano con queste persone. Nella prima fase vi è un idealizzazione del partner (viene visto come un salvatore); nella seconda fase il partner è percepito come un benefattore (amico/a, padre/madre sostitutivo/a); in fine vi è l’ultima fase in cui il partner diventa una persona malvagia (soprattutto se non presta l’attenzione richiesta).

Nel momento in cui la persona borderline perde la fiducia altrui, ed una relazione interpersonale si rompe, le colpe sono sempre degli altri; poiché queste persone non pensano assolutamente di aver potuto sbagliare qualcosa.

I conflitti che si creano porteranno sempre a grosse sofferenze da parte della persona borderline; ciò lo farà sembrare sempre incompreso e maltrattato da tutti. (Per fare un esempio calzante, alcuni esperti hanno definito questa sofferenza come paragonabile ad una scottatura di terzo grado, quando le persone senza disturbo borderline hanno una semplice scottatura di primo grado).

Le nuove relazioni verranno create ad arte tramite il lamento, il vittimismo etc. Così da fare ripartire un nuovo ciclo.
I borderline che sono dipendenti dai loro partner, li sostituiranno facilmente nel momento della rottura, perché fondamentalmente nessuno per loro è utile, unico o indispensabile. Quindi potrete essere sostituiti in qualunque momento, nonostante la persona borderline vi faccia credere che voi siete “i migliori amici, le persone alle quali esso vuole più bene, le più amate e uniche al mondo”.

Spesso accuseranno gli ex-mariti, gli ex-amanti o ex-amici inventando delle false accuse anche di abuso. Questo fenomeno è molto noto negli Stati Uniti dove alcuni bambini affetti da questo disturbo si sono rivolti alle linee di aiuto (come quelle del nostro telefono azzurro) accusando i genitori di abusi mai avvenuti.

Il borderline se mette in atto la svalutazione finale non torna. Non rimane ossessionato dal partner, si colpevolizza, si punisce e poi ricomincia con un’altra persona o più persone per scegliere quella più emotivamente coinvolta.

I partner che entreranno in contatto intimo con queste persone si sentiranno:

usati e manipolati; costretti a sacrificare i loro bisogni personali per mettere al primo posto le continue richieste d’attenzione della persona borderline; in grado di non comprendere le numerose ed assurde situazioni che generano continua tensione emotiva. La realtà è che c’è poco da comprendere o da interpretare, purtroppo la persona borderline non ragiona normalmente anche se simula un funzionamento normale; essenzialmente è una persona malata.

Confusione

Il partner sano deve comprendere che nonostante tutte le attenzioni che può dare, esse non basteranno mai, soprattutto non deve pensare che con il suo affetto potrà guarire la persona che ama.

Alla fine del rapporto con queste persone i partner si sentiranno svuotati emotivamente.
Spesso capita in questo tipo di relazione che si crei un rapporto di codipendenza; sacrificheranno i propri bisogni per mettere al primo posto quelli del partner che sta male, nel tentativo di salvare il soggetto borderline. Il problema del codipendente è che non ha la forza di uscire dalla relazione, perché viene fortemente influenzato e manipolato dal bordeline.

Più permane nel rapporto abusivo di codipendenza e meno sarà in grado di uscirne, e maggiore sarà la sofferenza del partner sano in caso di uscita. L’unica cosa che si può fare è cercare di indirizzare la persona borderline da un bravo specialista.

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L’omosessualità nella storia

L’amore è amore

Sappiamo che giugno è il mese dedicato al Pride in tutto il mondo (Pride Month).

In questo mese vengono effettuate delle parate, dove si esaltano la parità dei diritti di genere e all’amore in ogni forma.
Quindi mi sembra giusto dedicare un articolo che spieghi l’importanza che questo evento mondiale ha nelle vite delle persone LGBTQIA+.
Spesso sento dire che è solo una festa dove viene messa in atto deliberatamente oscenità senza sapere cosa vi è dietro a questa celebrazione.


Dobbiamo fare qualche passo in dietro per capire la nascita del Pride. Esattamente nel 1969 ci fu una retata in un bar gay, lo Stonewall Inn nel Greewich Village di New York. Non fu certo la prima retata da parte della polizia, ma la notte tra il 27 e il 28 giugno, le persone che furono accusate di indecenza rispetto al loro orientamento sessuale, decisero che era giunto il momento di ribellarsi a tali ingiustizie.


Quello fu l’inizio dei cosiddetti moti di Stonewall. Nei giorni a seguire la comunità gay scese in strada per mostrarsi a tutti; non bisognava più nascondersi era arrivato il momento di combattere per i propri diritti. Il primo giorno i poliziotti si trovarono di fronte un gruppo di circa 500 persone tra frequentatori dello Stonewall Inn e altre persone della comunità LGBTQIA+.


Il secondo giorno i manifestanti salirono a circa 1000 persone, tra cui in prima fila vi era un gruppo di drag queen che derisero i poliziotti con uno slogan pensato appositamente.
Da qui iniziarono i moti di Stonewall che sono riconosciuti come l’evento che diede l’avvio alle rivolte dei non eterosessuali, per combattere per i propri diritti. Proprio questo gesto portò alla nascita del movimento LGBTQIA+ moderno e del Pride.


La sigla universale con la quale si definiscono tutti i generi delle persone non etero è “LGBTQIA+”, ne fanno parte Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer (questo termine indica coloro che non sono eterosessuali o non sono cisgender), Intersessuali, Asessuali e il segno “+” indica tutti i generi meno definibili, così da accogliere in maniera totale ed eguale ogni genere.


In un post su Instagram avevo spiegato che il 17 maggio 1990, l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) decide di depennare l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali; anche questo cambiamento è dovuto alle rivendicazioni dei diritti civili che iniziarono nel 1970 nei Paesi Occidentali.

Questa rivendicazione ebbe ripercussioni anche sul mondo scientifico che si trova spinto a rivedere le teorie riguardo l’omosessualità. Prima di allora per curare l’omosessualità si usava la terapia di conversione, anche detta terapia riparativa o terapia di riorientamento sessuale. Una pratica pseudoscientifica intesa a cambiare l’orientamento sessuale di una persona dall’omosessualità originaria all’eterosessualità, oppure cercando di eliminare o, quantomeno, ridurre i suoi desideri e comportamenti omosessuali.


Uno dei primi a metterla in pratica fu Freud, che comunque sembrava non avesse moltissimi problemi con gli uomini gay, ma il lesbismo non piaceva molto al padre della psicoanalisi.


Sfortunatamente per lui, la figlia Anna non si sposò mai e sembrava avesse una certa passione per le donne; allarmato da questa situazione inizio ad analizzarla per sei sere a settimana, arrivando a registrare più di 1000 ore di terapia. Anna però continuava imperterrita per la sua strada e alla fine si sistemò con Dorothy Burlingham con la quale visse contenta per 54 anni.

Incontro tra anime

L’elettroshock fu un altro dei metodi più usati per curare l’omosessualità, le cure venivano effettuate nei manicomi oppure a casa, dove le famiglie potevano comodamente curare i familiari, comprando i macchinari; un’altra variante prevedeva l’uso di un proiettore collegato al macchinario nel quale ogni volta che appariva un’immagine di qualche attività omosessuale il paziente subiva una scossa, finché non passava una diapositiva con immagini eterosessuali.

Tra gli anni 40 e 50 il dottor Walter Freeman mise in atto la lobotomia, come cura ultima per qualsiasi forma di malattia mentale, inclusa l’omosessualità. La pratica consisteva nell’ introduzione di un punteruolo da ghiaccio nell’orbita, per poter sfondare la base del cranio, così da recidere i nervi del lobo frontale e il collegamento tra corteccia prefrontal e il lobo frontale. Su migliaia di operazioni svolte da Freeman almeno il 40% dei pazienti erano omosessuali.


In Gran Bretagna 65.000 uomini furono arrestati per via della loro sessualità e forzati a prendere degli ormoni come cura; la terapia ormonale fu usata come cura per l’omosessualità durante la Seconda guerra mondiale. Tra i pazienti possiamo ricordare anche Alan Turing, che fu costretto dal tribunale a intraprendere la cura ormonale per evitare la prigione. Le pillole lo lasciarono malato e molto scosso oltre a fargli crescere il seno. Alla fine, Turing ricevette la grazia nel 2013.

Possiamo pensare che tutto ciò è passato, ma in realtà in moltissimi paesi, moltissime persone ancora oggi vengono curate con questi metodi assolutamente barbarici.

Piano emotivo vs Piano cognitivo

Equilibrio precario

Il termine “emotivo” viene dalla parola  emovērescuotere, smuovere“. Infatti l’emozione è uno stato psichico momentaneo, che influenza l’organismo.

Il termine “cognitivo”, che vuol dire appunto “conoscenza”, è quella capacità di percepire ed apprendere attraverso le informazioni.

Spesso si parla di piano cognitivo e piano emotivo in maniera distaccata. In realtà l’emozione e la cognizione si influenzano reciprocamente, creando un interconnessione tra mondo emotivo e mondo razionale.

Nella psicologia clinica le emozioni non sono qualcosa di isolato, ma interessano i processi cognitivi, dall’attenzione alla memoria, al ragionamento e al comportamento finalizzato, che coinvolge il corpo nell’azione.

Secondo Vilayanur S. Ramachandran “Le emozioni sarebbero una guida per i processi cognitivi ed il pensiero razionale“. Spesso si crede che sia il contrario, che le emozioni debbano essere controllate, fidandosi solo della ragione. Invece processiamo le informazioni prima di tutto a livello emotivo e in secondo luogo a livello cognitivo; le emozioni sono alla base del buon funzionamento della ragione.

Goleman diceva: ” abbiamo a tutti gli effetti due menti; una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità interagiscono per costruire la nostra vita mentale”.

Quindi così, come le emozioni sono coinvolte nel ragionamento e nei processi decisionali, allo stesso modo le funzioni cognitive hanno un ruolo di regolazione delle emozioni, con l’eccezione delle situazioni in cui queste ultime prendono il sopravvento.

Le emozioni, come l’intelligenza, si sviluppano ed evolvono partendo da un potenziale innato proprio dell’uomo e si adattano all’ambiente in cui l’uomo vive.

Piano emotivo vs Piano razionale

Izard, che fu uno tra i maggiori esponenti psicoevoluzionisti, sostenne che i processi emotivi siano indipendenti da quelli cognitivi, sebbene essi siano in interazione. Egli infatti affermò che “le persone non hanno bisogno di imparare a provare emozioni, quanto piuttosto le condizioni e gli stimoli specifici che possono generare un’esperienza emotiva”.

L’emozione è collegata alla motivazione. Insieme contribuiscono alla creazione di una “mappa delle priorità”, che inizia fin dai primissimi stadi dell’elaborazione percettiva. Ed esercitano due specifiche influenze sul controllo cognitivo; lo sharpening che è un aumento della velocità e dell’efficienza dell’elaborazione e lo shunting che dirige diverse funzioni esecutive verso il raggiungimento degli scopi.

Negli ultimi decenni la ricerca neuroscientifica, nello studio delle emozioni ha cercato di comprendere i meccanismi attraverso i quali attribuiamo salienza, valore agli stimoli esterni o interni, dando origine a una specifica reazione emotiva; orientando selettivamente le risorse cognitive e comportamentali.

Come si può constatare i due mondi ( cognitivo e emotivo) coesistendo, creano un equilibrio che non può esistere se uno dei due sovrasta l’altro.

Oggetto transizionale

Durante il periodo dello sviluppo infantile vi sono degli oggetti che assumono un significato speciale per il bambino, come ad esempio, l’orsacchiotto, un bambolotto, una copertina etc. Questa tipologia di oggetti vengono chiamati in psicologia oggetti transizionale.

Children are the future


Il primo a coniare questo nome fu Donald W. Winnicott, spiegò come l’oggetto trasizionale sostituisce progressivamente il legame simbiotico madre-figlio.

Winnicott scrive: “Il punto essenziale dell’ oggetto transizionale non è il suo valore simbolico, quanto il fatto che esso è reale. E’ un’illusione ma è anche qualcosa di reale”.


Questo concetto di oggetto trasizionale fu reso popolare in tutto il mondo anche attraverso il personaggio di Linus, creato nei fumetti di Charles M. Schulz. Tanto che in Italia  l’oggetto trasizionale viene comunemente definito “copertina di Linus“. Nel fumetto, Linus definisce la sua copertina come una cosa che è in grado di farlo sentire sicuro e felice.

Però, oggi voglio parlarvi di oggetto transizionale nell’età adulta.
Secondo un sondaggio del 2011, circa il 35% degli adulti britannici dormono ancora con un orsacchiotto.


Si crede che l’oggetto trasizionale sia solo limitato allo sviluppo infantile, mentre invece anche in altre fasi della vita vi sono degli oggetti che assumono un significato speciale.
Questa nozione di oggetto transizionale può essere ampliata per includere rappresentazioni della propria famiglia, casa e cultura. Questi oggetti possono dare forza e assistenza psicologica rappresentando l’attaccamento emotivo del possessore.

Coccicocci

L’oggetto, assume quindi, il compito di accettazione della realtà, ma ciò non è mai completato; infatti nessun essere umano è libero dalla tensione tra il rapporto della realtà interna con la realtà esterna. Per questo, il bisogno di un oggetto specifico, può ricomparire in un’età successiva, ad esempio quando si vive una minaccia di privazione.


Rispetto alle varie fasi della vita gli oggetti che assumono questo significato possono essere fotografie, registrazioni musicali o persino opere d’arte realizzate con membri della famiglia. Soprattutto se vi sono continui trasferimenti o costanti movimenti che portano la persona lontano da casa, è molto comune che venga portato con sé un oggetto come supporto emotivo.


In età adulta alcuni oggetti vengono quindi distaccati dalla loro stretta funzionalità oggettiva, così facendo acquisiscono un valore affettivo, diventano nuovi oggetti transizionali.

Amore e odio

Due facce della stessa medaglia

Amore e Odio sono l’opposizione e l’armonia dei contrari: per molte filosofie, questo sarebbe ciò su cui si basa il mondo.

Amore e odio sono le due grandi forze cosmiche sulle quali si regge il mondo.
(Friedrich Nietzsche)

La psicologia cerca di affrontare questi due sentimenti che tendono ad essere sopravvalutati. In particolar modo il sentimento d’amore. Sono sentimenti che nascono nel nostro “ambiente interiore”. Se consideriamo la nostra psiche come un micro universo con un numero elevato di informazioni e regole, potremo anche osservare come entrambe le manifestazioni  rispondano a differenti input ed emergano in modo diverso da individuo a individuo.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Ti odio e ti amo. Ti chiederai forse perché io lo faccia. Non so, ma sento che accade, e mi tormento. (Catullo)

I ricercatori del laboratorio di Neurobiologia dell`UCL, University College London,hanno scoperto che il nostro cervello attiva le medesime aree cerebrali in presenza del sentimento dell’odio e dell’ amore.


La linea che separa l’amore dall’odio è estremamente sottile, le manifestazioni che entrambi i sentimenti provocano nei soggetti sono, in tanti casi, molto simili. Hanno la medesima sorgente; la corteccia insulare, più precisamente sono coinvolti il putamen e l`insula.


La corteccia insulare è quella parte del cervello che ci fa provare empatia. Essa viene attivata allo stesso modo sia che si provi amore sia che si provi odio. Controlla la forza di un sentimento verso qualcosa o qualcuno senza che distingua tra sentimento “buono” o “cattivo”.


Amiamo quando associamo qualcosa o qualcuno ad eventi che, secondo la nostra psiche sono positivi. L’amore umano non può prescindere dall’egoismo e, pertanto, è fondamentalmente egoista. Amore in senso assoluto e privo di egoismo significherebbe amare anche chi o cosa ci arrechi un danno. Significherebbe perdonare qualsiasi comportamento. Noi, in quanto esseri umani, non siamo nemmeno in grado di potere immaginare un sentimento simile.

Hug


Odiamo quando associamo qualcosa o qualcuno ad eventi che, secondo la nostra psiche sono negativi. L’odio umano non può prescindere dall’egoismo ed è il risultato di una difesa di qualcosa, è una spinta primordiale che l’Io oppone al mondo esterno per proteggersi da fonti di dispiacere.
A livello psichico è ritenuta importante.

Sigmund Freud spiega come: la trasformazione di una pulsione nel suo contrario (in senso materiale) viene osservata in un caso soltanto; nella conversione dell’amore in odio. Poiché è particolarmente frequente che l’amore e l’odio si dirigano contemporaneamente sullo stesso oggetto, tale compresenza costituisce altresì l’esempio più significativo di ambivalenza emotiva.


Infine, amore e odio sono il risultato di percezioni ed elaborazioni soggettive per questo sono spesso intercambiabili.

Amami o odiami, entrambi sono in mio favore.
Se mi ami sarò sempre nel tuo cuore.
Se mi odi sarò sempre nella tua mente.
(William Shakespeare)

Amore tossico

Amore tossico



L’amore è un sentimento misterioso che tocca tasti dalle mille sfumature ed è proprio per questo motivo che esistono vari modi per esternarlo. Bisogna, tuttavia, tenere in considerazione due aspetti molto importanti, facenti parte della stessa medaglia, l’amore “sano” e l’amore “malato”.


Quello che si definisce amore sano, viene vissuto dalla coppia con gioia condivisione e serenità.
Mentre l’amore malato è una vera e propria patologia che sfocia nella dipendenza affettiva, in tal caso, il rapporto, nella coppia viene vissuto in maniera distruttiva.
Negli anni questi due aspetti non si sono modificati ma anzi hanno radicato le loro radici nella nostra società.


Erich Fromm diceva “L’amore immaturo dice: ti amo perchè ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perchè ti amo.”
Con queste parole si vuol far capire che un legame di coppia per essere stabile e duraturo, bisogna costruirlo giorno per giorno con impegno, adattandosi al cambiamento e anche ad una certa fatica emotiva.


Molte persone invece sono coinvolte in un amore che le fa soffrire , anche se cercano di fare il possibile per migliorare il rapporto senza alcun esito, tutto l’impegno e la volontà che mettono per sistemare il rapporto non produce alcun risultato, poiché l’altro partner continua a comportarsi sempre allo stesso modo, negando, anche l’esistenza di varie problematiche nella relazione, rifiutando il carico delle proprie responsabilità.
Questa è una dinamica molto comune nelle coppie nelle quali si hanno gravi difficoltà relazionali ed intime.


Per avere un rapporto appagante entrambi i partner devono aver raggiunto un certo grado di equilibrio e di maturità psicologica, quando ciò non avviene, non si può avere una relazione serena con un altra persona, perché essa non sarà in grado di amare e stabilire un legame positivo nella coppia.

Cut off (赤い糸)


Uno dei due partner si ritroverà a dover sopperire alle mancanze dell’altra persona, senza rendersi conto che la relazione comunque non potrà andare a finire bene, perché anche cercando di cambiare il proprio carattere per l’altro non si farà altro che danneggiare di più se stessi.

Bisognerebbe porre fine al legame nel momento in cui ci si rende conto che le liti non sono costruttive e non portano da nessuna parte, se la discussione presa di petto è sempre la stessa, se nonostante le richieste ci si trovi sempre ad avere meno di quello che ci si aspetti. Perché la situazione degenererà in maniera progressiva sempre di più portando all’isolamento di uno dei due,il dialogo della coppia diventerà ancora più deficitario, finché la persona che ha cercato comunque di mantenere il rapporto vivo fino alla fine andrà avanti per inerzia senza rendersi conto di quello che lo circonda, continuando a stare in una relazione tossica che non la fa stare bene solo perché innamorata di quella persona.
Ci sono tre passi fondamentali da eseguire per riuscire a porre fine ad una relazione sbagliata:

1)Riuscire ad ammettere che non si è felici, perché purtroppo non ci si rende conto che la relazione è distruttiva, infatti si attivano dei meccanismi di difesa per cercare di minimizzare o addirittura giustificare i comportamenti del proprio partner. Quindi bisogna aprire gli occhi e accorgersi di come è realmente il rapporto che si vive confrontandolo anche con quello di altre coppie che hanno una relazione più appagante.


2) Rinunciare a voler cambiare sia se stessi sia l’altro, perché non è altro che un’utopia, ed essa nasce dalla convinzione inconscia di poter avere un controllo sul comportamento del partner, cosa che non veritiera, bisogna così capire che il vero problema è l’altra persona che non è in grado di amare per problemi sui quali non abbiamo alcun controllo e quando si diventa consapevoli di questo diventa più facile non portare avanti una relazione che provoca solo malessere.


3) Ricostruire la propria autostima, liberandosi di un amore tossico, bisogna ricominciare a prendere consapevolezza di sé stessi, di quanto valiamo,di quanto possiamo dare ad un’altra persona e pian piano cominciare a credere di nuovo a noi stessi.

La risposta è nella risata

La risata è un comportamento istintivo trascritto nei nostri geni, essa genera dei suoni, insieme a dei movimenti, che esprino i nostri sentimenti. Questo comportamento motorio è governato dalla parte più primitiva del nostro cervello.

Tra i singoli individui, vi è una vasta variabilità nel modo di ridere, così come nella risposta ai diversi stimoli umoristici.

Il 10-15% delle risate, durante le interazioni sociali, sono legate all’umorismo. Jefferson nel 1979 disse che “Una risata può verificarsi indipendentemente dall’umorismo in diversi contesti , come segno d’imbarazzo o nervosismo, in situazioni in cui le persone parlano dei loro problemi” .

La capacità degli esseri umani di ridere di fronte ad alcune situazioni, non fa altro che rendere la vita più leggera e serena; ciò implica un atteggiamento giocoso, che allontana le preoccupazioni e le emozioni tossiche.

Secondo Freud “la risata rappresenta una scarica di energia psichica derivante da una tensione inibita, che viene poi liberata attraverso il ridere”. Secondo la teoria psicoanalitica, l’umorismo è la rappresentazione di un meccanismo di difesa maturo.

Esistono anche diverse teorie che provano a spiegare cosa vi è dietro alla comicità degli stimoli umoristici.

  • Per un gruppo, la sorpresa è l’elemento responsabile della comicità di uno stimolo.
  • Un altro gruppo di teorie sostiene che sia l’incongruità interna di uno stimolo a scaturire il momento di ilarità. Tuttavia, ciò non è abbastanza per poter stimolare una risata, perchè alla base è necessario un grado di intelligenza tale da cogliere e poter interpretare lo stimolo.
  • L’ultimo gruppo di teorie spiega gli stimoli umoristici in maniera tale da accumunarli per il loro contenuto (sessuale oppure aggressivo); ciò provocherebbe un momento di divertimento, nel quale si sospende momentaneamente l’inibizione che spesso viene indotta dalla censura sociale, provocando una liberazione.
Sorriso di lavanda

Ridere allunga la vita

Ridere è una vera e propria cura completa, perchè ci obbliga a muovere ben 80 muscoli del corpo, generando delle reazioni che promuovono il nostro benessere e la nostra salute sia fisica, che mentale.

A livello fisiologico provoca una serie di effetti:

  • Produzione di endorfine;
  • Ossigenazione del sangue;
  • Aumento della temperatura corporea e delle difese immunitarie, tramite la produzione delle immunoglobuline;
  • Ha un effetto analgesico;
  • Riduce l’ormone dello stress;
  • Raddoppia la capacità inspiratoria dei polmoni;
  • Diminuisce la pressione arteriosa;
  • Riduce la tensione muscolare.

A livello psicologico provoca questi benefici:

  • Riduce lo stress e l’ansia;
  • Rilassa la mente;
  • Favorisce il pensiero creativo;
  • Stimola l’armonia nelle relazioni interpersonali;
  • Genera benessere ed euforia.

Esiste un modo di ridere che porta ancora più beneficio per la nostra salute mentale

Ridere di noi stessi; l’autoironia ci aiuta ad affrontare la vita con più leggerezza.

E tu ti masturbi?

Galassia in una mano

Oggi voglio parlare di masturbazione femminile, che per tante persone è ancora un tabú. Ma vediamo perché è importante praticarla e che benefici ne traiamo.


La sessualità è un abito che va cucito su misura.
Infatti bisogna sapere dove concentrare l’attenzione, ovvero lo stimolo fisico: ascoltare il corpo attentamente, provare gli stimoli, senza fretta, cercando di ascoltare le sensazioni.


Le motivazioni per cui ci si dovrebbe masturbare sono tante tra cui:
Ci aiuta a sentirci meglio con il nostro corpo. Il corpo dovrebbe essere il nostro migliore amico perché è una delle poche cose che starà con noi tutta la vita. E per riuscire a diventare migliore amici bisogna conoscersi bene.


La masturbazione permette di esplorare il corpo e scoprire che cosa ci piace. Conoscere il proprio corpo in questo modo può renderci più sicuri a letto. Una volta che capiamo cosa ci piace, possiamo dire al partner come e dove toccarci.

L’orgasmo, rilasciando la dopamina e l’ossitocina, aiuta a migliorare il nostro umore, inoltre contribuisce ad alleviare lo stress diminuendo anche la tensione sessuale; ciò ci fa sentire più felici.

What we can’t say


La masturbazione ci aiuta a dormire.
Infatti gli orgasmi, fisicamente ed emotivamente, alleviano la tensione e ci permettono di addormentarci più velocemente.


Masturbarsi può alleviare i dolori muscolari e i dolori mestruali; facilita le contrazioni uterine agendo da antidolorifico naturale.

Masturbandoci, possiamo migliorare la nostra vita sessuale.


Soddisfa la libido in assenza di un partner.
Quindi che dire, amate voi stesse e fatevi del bene.